Il Bolzano Film Festival Bozen attribuisce il Premio d’Onore alla Carriera della 39ma edizione a Ottavia Piccolo e Ulrike Ottinger. I premi alla carriera del 39° Bolzano Film Festival Bozen sono consegnati nel corso del festival in collaborazione con l’Azienda di Soggiorno e Turismo di Bolzano.
Ottavia Piccolo
“Ammiriamo profondamente Ottavia Piccolo, che è stata e continua a essere parte della storia del cinema, della televisione e del teatro italiano ed europeo. Fin dall'inizio della sua carriera all'età di undici anni, ha lasciato un'impressione indelebile su tutti coloro che hanno assistito alle sue interpretazioni. Difficile stilare una lista dei tanti registi e degli autori con cui ha lavorato in più di sessant'anni di attività. Alcuni nomi: Squarzina, Strehler, Ronconi per il teatro; Visconti, Bolognini, Claude Sautet per il cinema. In televisione, ha interpretato ruoli in sceneggiati tratti da grandi classici della letteratura che hanno ulteriormente accresciuto la sua già notevole popolarità. A Bolzano presentiamo un film decisivo per la sua carriera: Metello di Mauro Bolognini, che le valse il premio per la migliore interpretazione femminile al Festival di Cannes nel 1970. E poi 7 minuti di Michele Placido del 2016. L’attività di Ottavia prosegue incessante, soprattutto sul palcoscenico. Ciò che colpisce di Ottavia è il suo impegno civile e il suo attivo essere al mondo: la sua è una voce critica. Ci consola in questi anni spesso oscuri e dolorosi. Grazie, Ottavia!” - Vincenzo Bugno.
Ulrike Ottinger
“Ulrike Ottinger continua a meravigliosamente a sorprenderci. Il suo è un tragitto di inestimabile ricchezza artistica che ci porta attraverso la storia a cavallo tra 20° e 21° secolo. Ulrike si trasferisce dalla Germania a Parigi dove passa anni decisivi tra l’inizio e la fine degli anni sessanta, si trasferisce poi a Berlino Ovest e continua una carriera impossibile da etichettare. Come gallerista, fotografa, scenografa, regista di teatro, d’opera, di cinema di documentario, ibrido, di finzione, arriva alla creazione di un Gesamtkunstwerk eretico, complessivamente e trasversalmente queer. Capace di raccontarci nel suo ultimo film anche una barocca (e divertente) storia di vampiri. La sua ricerca nel corso dei decenni non è solo originale ma anche rigorosa. La sua opera di documentarista ci porta ben oltre i confini occidentali e ci avvicina a realtà che superano di gran lunga ciò che diamo per scontato di sapere. La Germania, Berlino, la riunificazione. Certo. Ma anche o forse soprattutto l’Asia. la Cina, il Giappone, la Mongolia. L’Africa. Ulrike Ottinger, una sciamana? “Il cinema è per me un medium animista” ama spesso dire. Di Ulrike Ottinger presentiamo a Bolzano due film: Paris Calligrammes del 2019, che ricostruisce gli anni francesi della regista, fondamentali per la sua formazione; e Johanna D’Arc of Mongolia del 1989.“ - Vincenzo Bugno.