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Online Event: violenza assistita

Cosa provano i bambini costretti a crescere in un ambiente domestico violento? Che reazioni hanno e/o avranno in futuro?

 

Questo è ciò di cui racconta il regista austriaco Günter Schwaiger con il suo film DER TAUCHER, seconda sua opera interamente dedicata al tema della violenza. Se, nel 2013, con il film MARTAS KOFFER, Schwaiger ha portato sullo schermo la storia di una donna sopravvissuta al tentato omicidio da parte del marito, con DER TAUCHER il regista si sposta ad analizzare la reazione ad un trauma: in una idilliaca Ibiza, il rapporto tra una donna e la giovane figlia diciottenne viene messo in crisi da un ex che compare sulla scena.

Il film si può vedere fino al 21 novembre (5 Euro streaming, 10 Euro download, l’incasso va direttamente alla casa di produzione); si può scegliere tra versione in lingua originale (tedesco) oppure versione originale, sottotitolato in inglese.

Un successivo talk, nell’ambito programma „Nouvelle Waag“ , è previsto per il 18 novembre, alle ore 20.15: il focus sarà parlare di prevenzione alla violenza assistita, ovvero dell’impatto che ha la violenza vissuta in casa tra i genitori, sulla vita di bambini e adolescenti.

Il talk, organizzato in collaborazione alla Rete prevenzione alla violenza – nato tredici anni fa in Alto Adige per sensibilizzare la popolazione sul tema della violenza, vedrà discutere, con la moderazione di Sabina Frei: l’avvocata Marcella Pirrone, la psicologa e direttrice del centro „Il Germoglio- der Sonnenschein – La strada – der Weg“, Cristina De Paoli, il direttore della sezione consulenza maschile, Guido Osthoff ed il regista Günter Schwaiger.

Qui trovate l’intervista di Renate Mumelter ai/lle partecipanti. “Le donne vogliono sicurezza”, “Violenza in casa: i/le bambini/e hanno bisogno di aiuto”, “training antiviolenza e consulenza per gliuomini:di cosa si tratta?”

Qui trovate una lista di contatti!

Il talk si potrà seguire online sulla pagina facebook di Bolzano Film Festivals Bozen e del Forum Prevenzione.

“Sono un documentarista – così Schwaiger – , ma volevo assolutamente fare una fiction su questo tema, con alcuni simboli che dovevano essere fissi e chiari. Il primo è l’isola, luogo idilliaco ma che può trasformarsi in prigione; c’è poi l’arte, o meglio l’animazione, ovvero il lavoro che la figlia fa nel film: crea corti di animazione che hanno lo scopo di aiutare a superare traumi. Poi c’è il simbolo più forte di tutti: il tuffarsi, come introspezione anche nella propria coscienza.

Se un/a bambino/a costretto a vivere in situazione di violenza assistita non viene aiutato, rischia di somatizzare, reprimere e tenersi tutto dentro, perché difficilmente riuscirà ad aiutarsi da solo. Può succedere che in futuro si inneschi anche una spirale in cui da vittima rischia di trasformarsi in carnefice”.